AVEVO UN NODO IN GOLA

La cantautrice salentina Ties presenta il suo nuovo album, “TRUST YOUR GUT”.

Si chiama Paola Perrone, in arte Ties, è salentina e canta, suona e scrive. Lo scorso venerdì 18 maggio è uscito il suo ultimo lavoro discografico “Trust your gut”, composto da 4 pezzi (End of July, Morning, One Hour, Out of Place) più una bonus track registrata in studio con un quartetto d’archi. L’album è stato prodotto da una nuovissima etichetta discografica creata dal cantautore ligure Zibba. Platonica nasce con l’idea di scovare nuovi talenti e dargli la visibilità e la diffusione che meritano, in un periodo in cui uscire fuori dalla propria stanzetta è tanto facile – grazie ai mezzi di comunicazione – quanto fuorviante. Questo a causa del magma caotico che si è creato in vari settori, compreso quello musicale, dove sono drasticamente diminuiti gli strumenti per poter selezionare e valutare ciò che merita rispetto a ciò che è puro e devastante narcisismo.

Ties ha scritto 4 brani in inglese che raccontano di ipotesi, perdite, nostalgie ed è come se legassero con uno spago umori stagionali e pensieri, relazioni, mancanze. La sua voce è avvolgente e sembra muoversi come una manta sui fondali di un mare che cambia, che è sempre diverso da sé stesso, come diversi sono i generi musicali che si attraversano ascoltando l’album. Si possono sentire dei richiami all’indie pop targato Angus&Julia Stone, qualche sonorità importata dal mondo del folk islandese, come quello dei Of Monsters and men, i toni più cupi e introspettivi di qualche pezzo di cantautrici inglesi come Lucy Rose o Marika Hackman e anche la leggerezza e la vivacità di un nuovo soul che troviamo in alcuni pezzi di Izzy Bizu o Lianna LaHavas, con le loro voci calde e compassate. Ma la verità è che Ties, nonostante il suo discreto e titubante modo di inserirsi nel club dei musicisti professionisti, ha uno stile riconoscibile, delicato e personale che sembra voler continuare a mostrarsi, con ingenua vanità. Nonostante questo lavoro discografico sia breve ed essenziale, ha una rotondità che sembra risolverlo, una pienezza di cui ci si accorge al primo ascolto. Poi, quando si giunge alla bonus track di Morning non si può far altro che fermarsi, ascoltarla e farla ripartire da capo. Gli archi del Vertere String Quartet riescono a costruire in musica lo scenario a cui si assiste poco prima dell’alba, quei frammenti sparuti di notte che si infrangono contro la luce del sole che sale su per il cielo, ed è subito mattino, con la chitarra che è uno sbattere di ciglia e un sorriso a chi hai accanto.

Sì, ma chi è Ties? Ties significa ‘nodi’, Trust your gut” significa ‘fidati del tuo istinto’, che è poi il nome che aveva dato a una cartella nel suo computer, dove riponeva tutte le cose scritte e suonate. Un cassetto da aprire con cautela, in cui è riposto ciò che causa vergogna. O forse, la cartella virtuale di Ties, era ed è il cantuccio agghindato spartanamente in cui riporre l’io scorbutico, irrequieto, antisociale, quello che si dimena in salti acrobatici e sgambetti quando l’io educato e mansueto sente di aver vinto. Quella cartella virtuale è una guerra civile. Mi immagino Paola mentre strimpella la chitarra, scrive una nuova strofa, si libera completamente di un pensiero che la stava tormentando, gli regala una plasticità, esorcizza una sofferenza che le stava stropicciando il viso, crea un codice e ripone tutto in un posto rintracciabile, ma lontano. Come brucia riaprire quel mondo destrutturato di storie, di urla scomposte che lancia l’anima quando dimentica il garbo. È una ferita di lama sottile, una fitta lineare che divide in due l’esistere qui e ora. Da una parte si può ammirare l’attraente disordine, l’indisciplinata visione delle cose, la trasparenza che si assume di fronte agli eventi, alla vita, al reale. Dall’altra parte c’è una platea ordinata di opinioni, la faccia convincente del buon senso comune, un muro irremovibile al quale ci si appoggia e che risucchia abbracciando (o stritolando, a volte) con fare paterno. Di chi fidarsi? Del pubblico composto e numeroso o della fragilità che come una frana, ogni giorno, fa precipitare sul fondo ogni tentativo di risposta?

Ecco, forse, nonostante quella cartella su un pc rappresenti la materia incandescente di uno sguardo unico sulla realtà, e nonostante da fuori ci siano voci suadenti e instancabili che forniscono misure e risposte precostituite, l’istinto è così scaltro che si fa seguire, e a volte vince. E quando vince, si illumina un’altra piccola scheggia di verità.

Ormai ho capito, sono attratta dalla discrezione. Dietro questo atteggiamento, spesso, si nascondono le intelligenze più disperate e multiformi, le morali integerrime e demodé, le sensibilità che sarebbero capaci di ricoprire d’oro il mondo. Si nascondono le persone che, pur consapevoli del proprio essere un mucchietto imperfetto di cellule, percepiscono la grandezza a cui si può giungere vivendo la propria vita con consapevolezza. Ed essere consapevoli non vuol dire agire nelle regole o tra i corridoi lasciati liberi da chi crede di avere un’idea su tutto e tutti. No. Essere consapevoli è un modo cortese di riconoscersi limiti ma anche qualità. È un modo per uscire fuori da una cartella di un pc, prendere una chitarra in mano e qualche verso scritto tra le lacrime e dire: “ci sono anche io e ho qualcosa da dire, e sono fragile, e sono delusa, e a volte odio e so amare senza senso”. E in un attimo hai disintegrato i demoni, hai polverizzato i fantasmi, hai masticato dentro una risata e un calice di vino le parole stupide degli opinionisti di professione. Insomma, in un attimo hai una vita nuova che odora di buono, esci fuori dalle coperte e respiri l’aria fresca del mattino, fosse anche e solo per un giorno.

Quando ho scritto a Paola che il suo lavoro mi era piaciuto tanto, lei mi ha dato una risposta che mi ha commosso (piango per le pubblicità progresso, figuriamoci per la gioia di una persona cara): “è un sogno, è tutto pazzesco!”. Allora la formula forse è questa, prendiamo sul serio i sogni, e meno sul serio noi stessi e il nostro modo abitudinario di affrontarci.

Intanto, ascoltate il nuovo lavoro di Ties, il suo nodo alla gola, quel che aveva voglia di dire, quell’istinto che ha ragione, quasi sempre.

 

Laura Preite

 

Video del singolo estratto “End of July”, diretto dal regista Megan Stancanelli.

https://www.youtube.com/channel/UCfX0FzuMUDY5nVSyuoAnSjg

 

Link per ascoltare l’album su Spotify.