Editoriale Krill 00 – Settembre 2009

Con il termine Krill si indicano diverse specie di creature marine invertebrate appartenenti all’ordine Euphausiacea. Questi piccoli crostacei sono importanti organismi che compongono lo zooplancton, cibo primario di balene, mante, squali balena, pesce azzurro e uccelli acquatici. Il loro nome comune (la parola norvegese Krill) significa giovane frittura di pesce. Il Krill, presente in tutti gli oceani del mondo, con particolare concentrazione nelle acque fredde e polari, costituisce il plancton oceanico, quello che alimenta l’ecosistema marino e – alla lunga – globale. È il nutrimento originario.

Il krill è per le balene quello che l’immaginario è per l’essere umano. Ci piace pensare che tutto ciò che oggi rappresenta l’infosfera della cultura mondiale sia il portato di un percorso che parte da lontano, dalle origini del pensiero umano, dall’immaginale che alimenta ogni archetipo e ogni fantasia, dal nutrimento primordiale del mondo. Ci nutriamo di esseri invisibili e il processo della nutrizione è continuo. L’immaginario è la sintesi di questa opera di continua sollecitazione sensoriale, la lente attraverso la quale il mondo assume una colorazione particolare. Ma in che senso vogliamo occuparci di immaginario? Perché Krill? Prima di essere un animale sociale e razionale, l’uomo è un animale simbolico. L’umanità costruisce simboli dei quali si nutre continuamente e non c’è nulla dell’attività umana che non sia interessata da questo processo. Ogni prodotto della cultura, ogni idea, ogni mito confluisce nell’immaginario, che è il punto medio, l’incontro tra le fantasie soggettive e il patrimonio dell’ambiente circostante e dei suoi simboli culturali.

In altre parole, l’incontro tra il dentro e il fuori.

In questo senso non crediamo a una differenza tra cultura d’élite e cultura pop. L’immaginario umano galleggia senza distinzioni tra simboli nobili e simboli di massa: le sue rappresentazioni sono intrusive, caleidoscopiche, magmatiche, come tutto ciò che ha a che fare con il cangiante dell’acqua, con il ventre degli abissi, tanto quelli marini, quanto quelli culturali.

Krill come una costellazione mutevole, movimento di punti luminosi che offrono cicchetti di luce, di sapere, d’arte, d’immaginario.

Vorremmo andare alla ricerca dei miti, delle narrazioni che raccontano la realtà piegandola con la potenza della parola, del segno. La piega, ovvero l’implicazione, la presa in carico delle zone d’ombra della natura umana, dai cui anfratti tutto nasce e cresce. Piega, espressione del regime notturno dell’immaginario, quella costellazione di immagini, simboli e archetipi che rimandano agli aspetti “implicativi”, “relazionali” della realtà, ai chiaroscuri delle cavità dell’abitare, alle tinte crepuscolari e umide, al cui interno nasce la vita. Il regime notturno dell’immaginario è l’habitat del Krill, i suoi archetipi sono quelli del “contenente”, della coppa che raccoglie, della digestione, del ventre come cura originaria, di tutte le manifestazioni di unione degli opposti.

La nostra proposta è uno spazio di sperimentazione di linguaggi che aboliscano le distinzioni di genere e di classe tra le scritture e tra le scritture e il segno grafico.

L’idea è quella di scegliere, di volta in volta, una parola chiave, un tema monografico che orienti la lettura senza pretese di esaustività.

Vogliamo dedicare questo primo numero al BENE COMUNE, ovvero l’opera incessante di costruzione di spazi della condivisione che permettano la circolazione di saperi arti e mestieri vale a dire a quell’ideale che ispira ogni fatto, comportamento, riflessione che implichi la dimensione del condividere. Il Bene Comune è essenzialmente un modo di intendere le relazioni, è un punto di vista critico da cui osservare gli scenari collettivi, e scorgere i cambiamenti, o la perdita di senso. Krill-out, infatti, perchè è tempo di uscire. E’ tempo di lavorare alle relazioni, alla rete della produzione mitopoietica diffusa.

 

Ma la traccia del ‘Bene Comune è anche un modo per rendere omaggio alle intelligenze e alle spinte emotive che hanno reso possibile la riapertura delle Manifatture Knos, ex centro di formazione per operai specializzati trasformato ora in uno spazio in cui sperimentare forme di produzione adeguate al mondo che vogliamo.

Krill è mosso da uno spirito fondamentalmente poietico: la ricerca e la scrittura come “fare”, come laboratorio incessante, come bottega artigiana di pensiero e di idee. Del resto persino un termine scandinavo come Krill rimanda alla radice –kr, fonema che rinvia alla scrittura come lavoro manuale, dell’incisione, dell’arte laboriosa. L’arte del pensiero e della scrittura come processo relazionale, intrusivo, inclusivo. Lontano dalle angustie dei saperi di nicchia, delle scritture accademiche e iperspecialistiche, dei libri impolverati che restano sulle staggiere. Krill nasce dal profondo e nel profondo vuole affondare le mani. Sporcandosele. In tal senso vogliamo muoverci. Provando a dar vita a un’avventura editoriale che coniughi, in tempi di sfiducia e di disincanto, il tentativo di una generazione di appropriarsi nuovamente dell’interpretazione sui suoi prodotti culturali, sul suo tempo e sulle forme del suo immaginario. Sull’immaginario come alimento della nostra esistenza. Krill out: fuori il nutrimento!

 

 

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