Hollywood è morta! Viva Hollywood

di Laura Preite

 

Cinici di tutto il mondo, arrendetevi.

Da queste parti del mondo è sempre operazione complessa accettare un musical senza qualche sprezzante sorrisetto (che però cerchiamo di camuffare per devozione al Cinema americano) e anche con La La Land è così, non lo neghiamo che poi vengono fuori rughe d’espressione che incastrano. È così perché la nostra matrice è differente, abbiamo occhi e memoria legati da un’innata empatia con i toni della commedia italiana, cosparsa di sarcasmo e tentativi di resa ben riusciti. Abbiamo un senso della drammaticità maturo, ormai quasi cullato da una forma di saggezza che sta iniziando ad apparire stanca e affaticata, ammutolita e dormiente, che reagisce solo a qualche solletico lieve di mani bambine e impertinenti.

La La Land è un musical contemporaneo, parla di sogni che fremono, ha dei colori abbaglianti che quasi potrebbero imbarazzare, ha sorrisi a tutto schermo che stuzzicano sberle a chi siede con disincanto al cospetto della propria vita, sta avendo un successo che, inspiegabilmente, ha seminato ombre sul resto della produzione cinematografica mondiale. Di fronte a tutto questo, arrendiamoci, per qualche ora. La La Land è un mondo fiabesco in cui sono banditi cinismo, voglie insane di maledire il mondo e tentativi di graffiare lo schermo con i vetri spezzati di qualche rancore. Tanto si perde, perché di fronte alla sicurezza sfrontata di un film di questo tipo, ci potremmo trasformare in quei vecchi arrabbiati che bisbigliano frasi perfide a chiunque gli passi accanto sul marciapiede.

Non lo so se avrà lo stesso successo a tempo determinato di altri musical recenti come Moulin Rouge o Chicago, probabilmente sì, il troppo buon umore rischia poi di mandare il tilt il nostro sistema costruito con abnegazione al distaccato realismo. Successo prolungato o no, ci sono sufficienti ragioni per credere che dovremmo prendere posto in una sala di un bel cinema nei prossimi giorni, lo ammetto ora, che ho debitamente eliminato dal mio volto quel sorrisetto di cui sopra.

Trailer di La La Land 

La storia è quella di Mia e Sebastian, magistralmente interpretati da Emma Stone e Ryan Gosling. Lei fa la cameriera in un bar spesso frequentato da divi del Cinema e il suo sogno è quello di diventare un’attrice. Lui è un pianista jazz, scontroso, un po’ burbero, convinto che il jazz sia l’unica forma musicale eticamente accettabile, con il sogno di aprire un suo locale in cui il Jazz potrà liberamente fuoriuscire da corde e fiati. I due si incontrano casualmente per circa due, tre volte e, nonostante l’iniziale antipatia e lontananza, sanno da subito che comunque torneranno a cercarsi. Iniziano insieme un percorso, si spalleggiano, provano a inseguire i loro rispettivi sogni, cadono, si disperano, continuano a rialzarsi e a darsi conforto. Saranno proprio i loro sogni, forse, a separarli, almeno in apparenza. Ma poi chissà…

Intervista al regista e ai protagonisti

<<Raccontami una storia>>.

Se mi chiedeste ora di ricordare una delle battute del film sarebbe questa: <<Raccontami una storia. Sei un’attrice, avrai una storia da raccontare>>. Ma voi ce l’avreste una storia da raccontare? Ora, in questo istante. Una storia interessante, curiosa, accattivante, una storia che possa catturare i vostri ascoltatori. Io forse no, o comunque ci dovrei pensare e ripensare e poi perderei quel breve intervallo di privilegiata attenzione. Assurdo, siamo così presi dal seminare compulsivamente giudizi di demerito e critiche spietate che non abbiamo nemmeno una storia da raccontare. E allora sentitela una storia. La La Land prende avvio con un lungo piano sequenza (in realtà è un montaggio perfettamente realizzato di tre riprese, ma non ve ne accorgerete) girato sul posto – e non in studio come la maggior parte delle scene di ballo di qualsiasi altro musical – su una delle strade più trafficate di Los Angeles, in cui ci sono 30 ballerini professionisti che si scatenano su e giù tra 60 auto in coda. Una scena che ha visto circa tre mesi di preparazione e che, in sede di montaggio, avrebbe potuto essere oscurata dai titoli di testa, ma che un regista testardo e fuori dal comune come Damien Chazelle ha fatto in modo che non accadesse.

Un’altra storia che potrei raccontare è quella degli attori protagonisti, Emma Stone e Ryan Gosling. Hanno dovuto imparare a cantare e ballare, soprattutto il tip tap, che credo sia una delle imprese che mai vorrei affrontare nella vita. Gosling, in particolare, ha dovuto anche imparare a suonare il pianoforte, con lezioni di due ore al giorno, ogni giorno, per mesi. Lo ha imparato per davvero, perché al Cinema si finge, ma si finge con professionalità, almeno lì.

La La Land_Krill Magazine

Poi ci sono ancora tante storie già scritte, ma che in questo musical potrete ripercorrere con l’intensità e la breve durata di un fulmine all’orizzonte; Ilsa e Rick direttamente da Casablanca, le folli intuizioni felliniane, qualche luce notturna di Parigi, sfumature insolenti di surrealismo, l’eccitazione del Cinema del primo Novecento, il fumo dei vecchi locali Jazz che solo al pensiero riescono a smuovermi tutte le lacrime che un viso potrebbe accogliere.

La La Land è un film sullo spettacolo e sul senso dell’illusione, come misura di un salvifico e umano tentativo di recidere la gravità e le leggi fisiche che sottendono alla quotidianità e volare verso quello strato d’atmosfera dove tutto è sempre; dove non c’è il Tempo e il suo volgare ticchettio, dove non ci sono giorni e notti, ma solo luci e bagliori, dove ci si incontra e ci si scambia la pelle, dove la musica è l’unico immenso cuscino su cui posare il corpo estasiato.

I sogni fanno parte di questo colorato strato d’atmosfera di incontenibile incanto, sono riposti tutti lì, raggiungibili quando rinunciamo alla troppo rodata volontà di tenerli lontani da noi e dalle nostre giornate. La La Land non è un film nostalgico e nemmeno pieno di cliché, come potrebbero esserlo altre pellicole che negli ultimi anni sono state sedotte dal fascino dei primi decenni dello scorso secolo, (mi riferisco a Midnight in Paris, per esempio, che comunque rimane un film adorabile). La La Land è un film sulla difficoltà tutta umana di sentirsi a proprio agio in un presente schizoide e disorientato. Forse uno status che tutte le anime votate all’arte hanno percepito fin dalla prima alba del mondo e non solo un dramma dei nostri giorni. Forse rafforza la convinzione che la pretesa di parlare una lingua comprensibile ai più, sia spesso solo una grande rinuncia a se stessi e a quello che possiamo dare di noi stessi. Il Jazz sta morendo? No, il Jazz non sta morendo. Piace a un numero ristretto di persone perché tutto ciò che richiede uno sforzo cerebrale maggiore è poco corteggiato (e vale per tutto e tutti). Il Cinema hollywoodiano sta esalando i suoi ultimi respiri? Forse, se si decide per questioni meramente economiche di approfittare di altre location o di narrazioni da passa-tempo-svuota-pensieri. Non muore nulla, semmai si trasforma, come tutta l’energia che continua instancabilmente a vibrare. Mia e Sebastian sono una giostra su cui conviene salire. Abbiamo tutti una vertigine da affrontare, un sogno che ci sta imbruttendo perché lo abbiamo sedato dentro e continuiamo a imbottirlo di pretesti fallaci. Ecco perché La La Land non è un film nostalgico, è solo un modo più elegante e variopinto di farci percepire la dimensione claustrofobica del nostro esistere a metà, e beato chi i sogni se li è giocati tutti nel migliore dei modi possibili.

 

P.S. Per la questione Oscar sono meno clemente, ma gli Oscar, ormai lo sappiamo, sono il ballo di Gala del mercato cinematografico.