Chi ha incastrato Jessica Rabbit?

Nel 1988 la Disney produce Chi ha incastrato Roger Rabbit, uno dei film più chiacchierati della storia dei film d’animazione, diretto da Robert Zemeckis e prodotto dalla Amblin Entertainment di proprietà di Steven Spielberg.
La trama la conosciamo già tutti: Roger Rabbit è sospettato di aver ucciso Marvin Acme, titolare della ACME Corporation, in quanto preoccupato del possibile tradimento avvenuto tra lui e sua moglie, Jessica Rabbit, oggetto di desiderio per moltissimi uomini.

Jessica è, infatti, bellissima. Si esibisce nel Club Inchiostro e Tempera con i suoi spettacoli canori, vestita d’un rosso brillante, seducente.
La sua lunga chioma rossa le incornicia il viso, ha labbra pronunciate e occhi verdi da gatta che trucca fedelmente d’un viola deciso.
Per non parlare del suo corpo tutte curve: l’abito con scollo a cuore le fascia il seno scendendo lungo una vita sottilissima, quasi inesistente.
La lunga scollatura sulla schiena sfocia in un lato b tridimensionale, da far invidia alle Kardashian.
Ha lunghi guanti viola, indossa tacchi a spillo e la sua voce sensuale cattura tutti gli uomini della sala nella quale si esibisce.

Pertanto, Jessica, è una donna avvenente, sexy, sicura, lucida.
Aggettivi che scombussolano suo marito, Roger Rabbit, sicuro della relazione che intrattiene con Acme, del tradimento avvenuto, della paura di non essere abbastanza per una donna dal fisico accattivante come quello di Jessica.

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Dietro, però, all’immagine distorta che l’ha costretta ad essere punto nevralgico per la pubblicità e i media, si cela una personalità in contrasto con la figura di femme fatale, cattiva, ammaliante, distruttiva.
Jessica è infatti onesta, sincera, sensibile e soprattutto fedele, così come rivela il finale del film, ma ha un limite che non le permette di mostrarsi per quello che è: il suo aspetto.
È così vittima di accuse e pregiudizi dovuti alla sua immagine, allo specchio che riflette di lei solo il piacere di cui gli uomini potrebbero godere.

E se la bellezza femminile dev’essere misurata in base al grado di desiderabilità sessuale, ad esistere e sussistere non è forse l’idea dilagante della cosificazione della donna?
L’oggetto del desiderio, così com’è disegnata.
E pronuncia ingenuamente: “Lei non ha idea di come sia difficile essere una donna con l’aspetto che ho io“.

Colpo di scena: Jessica sfida il pensiero comune, sfida gli sguardi sessisti subiti, sfida le convenzioni e le etichette, è una donna libera.
Rigetta lo stigma della sua esistenza, la difficoltà d’essere pur dovendo apparire, è il simbolo della femminilità in rivolta, della personalità negata, dell’identità celata.
Se solo vedere non fosse così limitante, se solo fosse possibile “pensare in modo diverso da come si pensa”, come scrisse Foucault:
Ci sono momenti nella vita nei quali diventa assolutamente necessario sapere se è possibile pensare in modo diverso da come si pensa, percepire in modo diverso da come si vede, (…) perché senza questa distanza non sarebbe più possibile vedere e riflettere oltre. Senza questa curiosità, la ricerca non è altro che una legittimazione di ciò che già si sa. (…) Soltanto così si può osare scoprire fino a che punto sarebbe stato possibile pensare e percepire in modo diverso“.

E allora, non sarebbe forse tutto più semplice se Jessica vestisse i panni di una Cenerentola senza fata smemorina? Se vestisse i panni di una comune Mulan coi capelli corti?
Non sarebbe abbastanza, non sarebbe possibile, perché Jessica, coi suoi eccessi, con curve da favole, è esattamente quello che vogliono lei sia: uno stereotipo di genere.
Jessica ama suo marito, il simpatico coniglio, incondizionatamente e se non lo amasse, chi se ne frega, amerebbe qualcun altro.
Lo amerebbe con la stessa libertà con cui buca lo schermo e dice fiera: “io non sono cattiva, è che mi disegnano così“.

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