L’Ultimo sorriso di Sally K.

di Sergio L. Duma

 

Avevo sedici anni. Osservavo lo schermo del televisore, eccitato, con il cuore in gola. In casa c’ero solo io. Ingenuamente, mi sentivo trasgressivo. Le immagini della videocassetta mi trasportavano in un mondo umido e intenso, in un universo fatto di corpi seducenti. Che si amavano freneticamente. Ma ciò che mi distrusse fu il sorriso. Il sorriso incredibile di Sally K.

Sally K. La pornostar più sexy del pianeta. Il mio demone personale. La mia ossessione. La mia malattia.

Il corpo era perfetto. Il viso splendido. I capelli biondi meravigliosi. Ma a me interessava e interessa ancora il suo sorriso. La sua vera arma di seduzione.

Tutte le ragazze che ho avuto le assomigliavano. Ma nessuna di loro è mai riuscita a raggiungere l’intensità di quel sorriso. No, desideravo l’originale. Volevo averla. Dovevo. E non era affatto facile.

Avevo ventisei anni. E mi trovavo alla Fiera del Sesso di Francoforte. Lei era lì. Insieme al regista che l’aveva resa celebre. Larry Musa, il Federico Fellini dell’hard-core internazionale. Sally firmava autografi, inguainata in un vestito di pelle nera che le valorizzava il corpo. E sorrideva, naturalmente. Quel sorriso mi uccideva.

E Larry fumava un sigaro, pallido e magro come un Andy Warhol pervertito. Capelli bianchi, occhi torbidi da drogato, visibilmente soddisfatto. Sfoggiava la sua creatura, la sua Barbie personale, la bambola gonfiabile che tutti desideravano.

Io mi avvicinai. Le chiesi un autografo. Le dissi il mio nome. E Sally K sorrise. Fu l’inizio della fine.

Adesso ho trentasei anni. E Sally K non gira più film. E’ letteralmente sparita dalla faccia della terra. I suoi film si vendono ancora, però; sono classici della pornografia. Ma che fine ha fatto? So che vive a Los Angeles da qualche parte. E io sono qui. Voglio trovarla. E parlarle. Desidero rivedere quel sorriso.

Ora sono un giornalista. Non guadagno molto. Però il lavoro mi piace. Ci sono destini peggiori del mio, questo è certo. Ho detto al mio direttore che volevo scrivere un articolo sul mondo del porno. Non è esattamente vero, comunque lui mi ha creduto.

Eccomi qui a Los Angeles, quindi. Un luogo illuminato da un sole malato, accarezzato dal vizio e dal peccato. Persino le palme hanno la sifilide qui e la strade assolate vibrano scosse da movimenti sismici e sessuali. E’ come vivere all’interno di un gigantesco set cinematografico. E non esistono vie d’uscita.

Un tempo a Los Angeles c’era la Nymphomania, la casa di produzione di Larry Musa. Adesso non più e Larry Musa è probabilmente finito in qualche clinica, so che aveva problemi di salute. Ho un appuntamento con Helena Post. Anni fa anche lei era un’attrice piuttosto quotata. Alta, bruna, un volto dai lineamenti latini, sensuale, un corpo da infarto. Faceva letteralmente di tutto. Non si tirava indietro di fronte a nulla. Orge. Giochetti sadomaso. Fist-fucking. Numeri incredibili con gli animali. Non era Sally K, però. Sally era raffinata. Sally sapeva scegliere i film. La sua era una pornografia di classe.

Helena mi riceve in un appartamentino piccolo ma decoroso. Mi aspettavo di meglio. Lei è ancora una bella donna; il viso, però, è pieno di rughe e il trucco non lo migliora affatto. Gli occhi hanno una sorprendente durezza e per alcuni istanti mi intimidiscono. E osservandola rammento quella scena lesbo che vidi tanto tempo fa. Helena si divertiva con Sally sul bordo di una piscina. Dopo un inizio lento e macchinoso, la sequenza diventava sempre più torrida.

Perché mi trovo qui? Voglio forse ritrovare l’adolescenza perduta?

Helena mi fa accomodare su una poltrona, senza molta cordialità. Si accende una sigaretta in fretta; poi anche lei si siede su una poltrona uguale a quella che occupo. Questo incontro non la entusiasma. Forse non voleva davvero vedermi. Magari si è già pentita.

  • Come ha detto che si chiama?, mi chiede.
  • James
  • James e poi?
  • James Parker.

Lei riflette a lungo. Il mio nome non le dice nulla.

  • Perché vuole intervistarmi?
  • Sto scrivendo un articolo sul mondo della pornografia.
  • Non c’è niente da scrivere. E’ solo questione di denaro e di masturbazione. Tutto qui.
  • Be’…
  • E poi ho chiuso con quell’ambiente. Da molto tempo, ormai. Oggi ci sono altre attrici. Più giovani e più belle di me.
  • Non si butti giù.
  • Non lo sto facendo. Non ne ho bisogno.

Lo ha detto con un sarcasmo allucinante. Probabilmente si droga. So riconoscere quel riverbero luminoso negli occhi, il tremolio irrazionale delle mani, i movimenti indefiniti.

  • Che cosa vuole veramente, James?
  • Farle qualche domanda.
  • Sentiamo, allora…
  • Come… come ha deciso di diventare una pornostar?
  • Non è qualcosa che si decide. Per quanto mi riguarda è successo e basta.
  • Ma…
  • Avevo bisogno di soldi. Perché no?, mi sono detta. In fondo devo solo scopare con chiunque. E magari mi diverto pure.
  • E si è divertita?
  • Lei cosa crede?
  • Non lo so.

La risposta è evidente. Il divertimento è inesistente. E mi ricordo di quella scena con cinque negri. Helena mi sembrava stanca. Forse disperata. Ma cosa me ne fregava? Ero solo uno spettatore, no? Un uomo che voleva sognare con un video…

  • I sorrisi delle pornostar sono falsi, dice. Siamo solo corpi da usare e basta. Non godiamo quasi mai. A volte stiamo male. Ma facciamo quello che facciamo perché questo è il nostro ruolo. Il pubblico ha bisogno di troie a buon mercato, pronte a farsi filmare in qualsiasi situazione. E’ una cosa comoda e facile, no? Acquistano fantasie masturbatorie in un sexy-shop, si divertono e poi non pensano più a niente. Di sicuro non pensano alle nostre anime sfruttate.

Non so che dire. Non di fronte a tanta amarezza. Helena mi guarda intensamente e nello sguardo intravedo un forte rimprovero. Forse ha capito qualcosa.

  • Che cosa vuole veramente?, mi chiede, infatti.
  • Io…
  • Non mi scandalizzo.

Che faccio? Le racconto la verità? Posso fare la figura dello stupido? Perché no? Ormai sono prigioniero di questa situazione e non posso tornare indietro.

  • Sono davvero un giornalista, dico.
  • Ma veramente?
  • Sì, però…
  • Però?
  • Sto cercando una persona.
  • Lo immaginavo. Non credo di essere io, comunque.
  • Non necessariamente. Ho visto spesso i suoi film e mi piacevano.
  • Lo avevo intuito.
  • E in che modo?
  • Sono cose che si imparano. Ho visto gli occhi. Hanno luci lascive. Tipiche di un maschio che ha consumato un sacco di pornografia.

Sono imbarazzato. Un pochino, almeno. E lei dunque può leggermi dentro, può contemplare le visioni segrete che mi hanno ossessionato, è una cosa che non mi piace.

  • Chi sta cercando, James?
  • Sally K.

E tutto si ferma. Il volto di Helena si trasforma in una maschera cupa. Per un istante mi sembra di vedere dolore in quel viso, una sofferenza che si unisce incestuosamente al terrore.

Fuma un po’, cercando di sembrare disinvolta. Ma in questo è una pessima attrice. Non deve farsi stuprare. Non deve masturbare un cavallo. Le serve un talento diverso. E non lo possiede.

  • Quali sono le sue reali motivazioni?, mi chiede.
  • Io…
  • Mi dica la verità.
  • La verità…
  • Lei non deve scrivere un articolo. Lo ammetta.
  • Va bene. Lo ammetto.
  • E allora?
  • Sono… sono un fan di Sally K. Quando ero più giovane, ho visto tutti i suoi film. L’ho ammirata. L’ho sognata intensamente. Una volta riuscii anche ad incontrarla, a Francoforte. Mi fece un autografo. E sono ancora ossessionato da lei. E’ assurdo, lo capisco. Ma è la verità. Sono ancora affascinato dal suo sorriso.
  • Il suo sorriso…
  • Già.

Lei non dice niente. Riflette a lungo. Sta pensando a qualcosa. A qualcosa che la mette in agitazione, forse. E io non posso capire.

  • Curioso, dice.
  • Cosa?
  • Ha parlato del suo sorriso.
  • E con questo?
  • Di solito i suoi fans non ci badavano. Pensavano al suo corpo, capisce?
  • Sì, ma…
  • Lei ha ragione, James. Quel sorriso era incredibile. Era la sua cosa migliore. Ma lei non se ne accorgeva. Anch’io sono stata sedotta da quel sorriso.
  • Vuole dire…
  • Sì. Io e Sally eravamo amanti.

Non me lo aspettavo. Non sospettavo. E all’improvviso quella scena lesbo che è ancora vivida nella mia mente assume una valenza differente.

  • Io pensavo che lei e Larry…

Helena ride. E’ una risata amara, la sua. E un po’ crudele. Mi fa rabbrividire. Mi fa pensare al ruolo di dominatrice che ogni tanto interpretava.

  • Larry Musa??? Non sia stupido.
  • Perché?
  • Quel drogato era dell’altra sponda.
  • Non lo sapevo.
  • Se la faceva con Jeff, un attore gay muscoloso e ben dotato. Che alla fine ha derubato Larry come se niente fosse ed è sparito.
  • Dov’è Larry? Che cosa fa adesso? Era un regista molto bravo.
  • La sua pornografia aveva pretese artistiche, è vero. Ma in definitiva si trattava sempre e comunque di scopate. Magari coreografate in modo più complesso, con un montaggio più sofisticato e una fotografia e una scenografia ben curate. E un copione, sì. Lui scriveva sceneggiature e ne era orgoglioso.

La sigaretta è quasi finita. Ma lei non sembra accorgersene, sospira un po’, forse perduta nel labirinto dei ricordi, e poi dice ancora: – Larry sta morendo.

  • Cosa?
  • Già. E’ molto malato. E’ ricoverato in una clinica. In realtà, secondo me, è solo l’anticamera del cimitero.
  • Lei lo vede ancora?
  • Bello, ci odiavamo.
  • E per quale motivo?
  • Niente di complicato, credimi. Incompatibilità di carattere. Lo consideravo un pallone gonfiato. E per lui ero troppo poco raffinata per il suo genere di pornografia.

Forse Larry non aveva tutti i torti. Helena non poteva assomigliare a Sally. Neanche un po’. Ma non è il caso di dirlo.

  • E Sally? Dove si trova?

Lei non risponde. I suoi occhi mi trapassano. E non mi piacciono. Il cuore mi batte forte. La tensione è quasi insopportabile.

  • Ne è davvero ossessionato…, dice.
  • Lo so, è stupido, ma…
  • Non lo è. La capisco.
  • Ma è viva?
  • Nei nostri ricordi, certamente.
  • Che… che significa?

Non fuma più. Spegne quello che è rimasto della sigaretta. La mette in un posacenere che si trova su un tavolino. E’ un gesto immediato. E a questo punto noto qualcosa che fino a quel momento mi era sfuggito. Una colomba imbalsamata. E non è l’unica. C’è una su un mobile poco lontano. Un’altra sul televisore. Una su una poltrona. Una sul davanzale della finestra. Eleganti, candide figure dalle ali spiegate. Belle e glaciali nel loro fascino di morte. E osservo Helena con attenzione. E capisco che non si tratta solo di eccentricità. Lei è pazza. Forse lo sono anch’io.

  • Carine, vero?, mi fa, sorridendo.

Io non dico niente.

  • Conosco un imbalsamatore, dice ancora. Questo è il suo lavoro.
  • Ma…
  • Adoro le colombe. Ogni tanto me ne fa una. Noi eravamo così, in fondo. Colombe del sesso.
  • Come?
  • Come? E’ facile. Con il denaro si può comprare qualsiasi cosa. Anche i favori di un imbalsamatore.
  • Non mi riferivo a questo.
  • Ah, no?
  • Alludo a ciò che diceva sulle colombe…
  • Volevamo volare. Abbandonare quel mondo che ci stava letteralmente distruggendo.
  • Sally non era felice?
  • E come poteva esserlo? Per gli uomini lei non era una persona. Il suo corpo. Quello contava. In verità, lei detestava i suoi fans, i loro sorrisi sporchi, gli sguardi da maiale, i commenti e le frasi oscene. E se penso a come la trattavano sul set… e mi chiede se era felice. Sia chiaro, non era l’unica che sopportava tutto questo. Valeva anche per me. E per le altre.
  • Io…
  • Non dica di essere dispiaciuto, per favore. Non ci credo.
  • Io sono diverso!
  • Davvero?
  • Le ho detto che il suo corpo non mi interessava. Impazzivo per il suo sorriso.

E le colombe sembrano quasi osservarmi, testimoni di un sogno inquietante, abitanti di un mondo tenebroso.

  • Forse ha ragione, dice Helena, senza guardarmi in faccia.
  • Quindi avete avuto una storia…
  • Non dica così. La fa sembrare una cosa sporca. Io le volevo bene davvero. L’amavo.
  • E Sally? Quali erano i suoi sentimenti?
  • Non… non mi sono mai fatta illusioni. Per lei rappresentavo solo un breve momento di tenerezza. Una distrazione. Sapeva, però, che potevo comprenderla. E questo le bastava. Quando era con me, fuggiva dalla gabbia che la imprigionava. Come una colomba.
  • Ma questo… questo amore non è durato a lungo, vero?

Per un istante, chiude gli occhi. Vorrebbe piangere. Onestamente, mi dispiace per lei, non voglio certo farla soffrire. Ma voglio anche trovare Sally.

  • Lei… lei voleva abbandonare la pornografia, James.
  • Era un male?
  • Niente affatto. Ma aveva problemi di droga. La controllavano con l’eroina. Non era facile liberarsi.
  • E cosa le è successo?
  • Io volevo aiutarla. Ma c’era un ostacolo.
  • Cioè?
  • Successe di sera. Ero andata da lei. In quel periodo Sally viveva in una villa di proprietà di Larry. Mi disse che aveva intenzione di chiudere con il porno e con la droga ma…
  • Ma?
  • Io… io non avevo posto nei suoi progetti.
  • Capisco…
  • Non può. Non è in grado di comprendere il mio dolore. Lei voleva liberarsi anche di me. E io… io non lo accettavo.
  • E se ne andò?
  • Allora…
  • Ha abbandonato la pornografia, comunque. Proprio come desiderava.
  • Lo so. Ma è anche sparita.
  • E dove si trova? Lei lo sa, vero?

Adesso è riuscita a raggiungere una freddezza incredibile. Le emozioni l’hanno abbandonata. Helena è capace di tutto. Forse potrebbe persino commettere un omicidio. Devo stare molto attento.

  • Sì, dice. So dove si trova.
  • La vede ancora?
  • Direi.
  • Può… può mettermi in contatto con lei?

E stavolta non risponde.

  • Io… vorrei vederla. Per favore.
  • Perché?
  • Non… non lo so.
  • Non è una risposta.
  • Le direi… che lei ha contato tantissimo per me. Ero solo un ragazzino. Che incominciava a provare certe cose, che aveva un certo tipo di pensieri. Entrai in possesso di una videocassetta, quasi per caso. La guardai e… niente è stato lo stesso per me. La prima cosa che vidi fu il primo piano del suo viso. Lei sorrideva. E, mio Dio… quel sorriso… mi fece qualcosa. Fu il mio primo sorriso di Sally K.
  • E poi ce ne furono altri…
  • Sì, ero un drogato, a modo mio. Non potevo fare a meno del suo sorriso. E non l’ho più dimenticato. Forse…
  • Forse?
  • Forse se la vedessi, se le parlassi… l’ossessione finirebbe.
  • Non può saperlo con certezza.
  • No.
  • E poi non mi ha detto di averla già vista?
  • Sì, ma quella era un’occasione pubblica. Non era un fatto privato. E poi a stento le rivolsi la parola.

Helena vorrebbe dire qualcosa, è evidente. Ma è anche indecisa. Mi sta valutando attentamente. Perché? Che cosa nasconde?

  • Non potrebbe parlarle, James.
  • Per quale ragione?
  • E’ impossibile.
  • E’… è malata, forse?
  • Ma la malattia era un rischio concreto nel nostro mondo. L’Aids, naturalmente… e un sacco di altre malattie veneree…
  • Quindi…
  • Lei stava molto attenta. Nei limiti del possibile.
  • Ma lei dov’è?

E poi chiedo, senza darle il tempo di rispondere: – Si trova… si trova qui, per caso?

  • Sì.

Per poco il cuore mi si ferma. Sto sudando. Sono agitato. Ma devo calmarmi. Non posso comportarmi come un ragazzetto qualunque, come quell’arrapato che, tanti anni fa, guardava le videocassette porno di Sally K.

  • Lei è qui, dice ancora Helena. Con me.
  • Quindi, alla fine vi siete messe insieme…
  • No.
  • Ma…
  • No, le dico.

Adesso non nasconde più la tristezza, però. E’ inutile recitare. Anche perché non sa farlo.

  • Che… che significa?
  • Significa che non potevo vivere senza Sally. La supplicai. Le dissi che potevamo stare insieme. Che avrei fatto qualsiasi cosa. Ma non voleva ascoltarmi. In fondo, anch’io facevo parte di quel mondo che le aveva fatto tanto male.
  • E poi?
  • E poi decisi di agire.
  • In che modo?
  • La uccisi.

No. E’ impossibile. E’ davvero impazzita. Dovevo capirlo. Mi basta osservare queste colombe imbalsamate per rendermene conto. Quello che dice è illogico. E lo ha detto con una calma terribile. E’ questo che mi spaventa.

  • Ma come…
  • Molto semplicemente, James. Le diedi un sonnifero. Beviamo qualcosa, le dissi; facciamo un bel brindisi d’addio, concedimi almeno questo. E lei non sospettava niente. Non era stupida, intendiamoci; ma in quel momento non rifletteva attentamente.
  • Io… non ci credo.
  • Potrebbe vederla, se proprio insiste. E allora capirebbe.
  • Be’…
  • Ma poi non potrebbe più abbandonare questo posto. I segreti sono pericolosi. E la verità su Sally K è un segreto.
  • Non l’ha cercata nessuno?
  • Larry, all’inizio; alcuni colleghi, qualche ammiratore… mi facevano tante domande… ma io ero convincente… del resto, lei aveva detto pubblicamente che voleva abbandonare anche me. Non ho avuto fastidi.

Magari non l’ha uccisa. Forse la tiene prigioniera. E’ una squilibrata, comunque. E io posso liberarla. Posso liberare Sally K.

  • Ogni notte contemplo il suo sorriso meraviglioso, dice ancora, senza più badare a me.

Ormai è rinchiusa in un mondo personale, irreale. E forse non sta confessando tutta la verità. Forse è solo una sua fantasia. Il sesso e le droghe le hanno sconvolto la mente. Ma voglio correre il rischio.

  • Mi porti da lei, Helena.
  • Lo vuole veramente?
  • Sì.
  • Ne è sicuro?
  • Certo.
  • Mi segua, allora.

Si alza dalla poltrona, come una sovrana tossicomane, subito imitata dal sottoscritto. Le colombe imbalsamate sembrano quasi osservarmi con i loro occhi vitrei. Mi porta in una stanza. Una camera da letto. E qui la vedo. E mi si mozza il respiro.

Sally K. Bellissima. Perfetta. Proprio come me la ricordavo. La dea della pornografia che ha sconvolto l’immaginario maschile. Il volto non è cambiato. E sta sorridendo, distesa languidamente sulle lenzuola. Ammiro l’incredibile sorriso di Sally K. Il sorriso di un cadavere completamente nudo. Imbalsamato come le colombe.

  • L’ho già detto, James. Con il denaro si può comprare qualunque cosa. Anche i favori di un imbalsamatore. E lui mi ha accontentata. Ha eternato il suo sorriso. L’ultimo sorriso di Sally K.

E’ orribile. E’ mostruoso.

  • Ogni notte mi addormento accanto a lei. Non potrei chiedere di meglio.

Io non l’ascolto. Mi concentro solo sul sorriso. E mi sembra giusto, in fondo. Forse sono impazzito anch’io. E non mi importa nulla. Non mi importa più di niente. E non mi importa neanche del proiettile che mi colpisce la schiena, non bado al dolore intenso, alla vita che lentamente mi abbandona e che vola lontano come una colomba. Helena non può permettermi di vivere, lo so; non mi riguarda; perché sto ammirando il sorriso.

L’ultimo sorriso di Sally K.

 

 

Pubblicato in Krill, anno I, numero 01, Lupo Editore (Copertino), Gennaio 2010

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